La Francia ha chiesto alla Commissione europea 16,2 miliardi di euro nell’ambito di Safe, il fondo Ue da 150 miliardi destinato al riarmo, ma ne ha ottenuti solo 15,1. Secondo quanto riporta il Financial Times, citando tre persone a conoscenza della vicenda, parte della riduzione dipende dal fatto che alcuni progetti legati al Regno Unito non hanno soddisfatto i severi criteri di ammissibilità che Parigi stessa aveva promosso in sede negoziale.
Tra i progetti esclusi figurerebbe quello del produttore di missili MBDA, controllato congiuntamente da Airbus, dalla britannica BAE Systems e dall’italiana Leonardo, le cui divisioni francese e britannica producono insieme il missile a lungo raggio Storm Shadow/Scalp, utilizzato dall’Ucraina. MBDA ha declinato di commentare.
SAFE è stato concepito per canalizzare risorse verso la produzione europea di armamenti, in un contesto segnato dalla minaccia russa e da un impegno statunitense ritenuto meno affidabile per la sicurezza del continente. Il vantaggio dello strumento risiede nel costo del finanziamento, più basso rispetto all’indebitamento nazionale grazie al rating tripla A della Commissione europea.
Le regole di ammissibilità volute da Parigi
Il meccanismo era stato concordato lo scorso anno dopo che i leader dell’Ue avevano accolto la richiesta francese secondo cui almeno il 65% del valore dei prodotti finanziati deve provenire dal mercato unico europeo, inclusi Norvegia e Islanda, oppure dall’Ucraina. I fornitori di altri Paesi possono coprire soltanto il restante 35% del valore, a meno che il loro governo non abbia sottoscritto un accordo di partenariato in materia di sicurezza e difesa con l’Ue e accettato di contribuire finanziariamente al fondo. Finora solo il Canada ha soddisfatto entrambe le condizioni.
Londra aveva firmato un accordo di difesa con l’Ue lo scorso anno, ma i negoziati sulla quota di partecipazione si sono arenati dopo che la Francia aveva spinto la Commissione a chiedere al Regno Unito oltre 6 miliardi di euro. La cifra è stata successivamente ridotta a 2 miliardi, ma le due parti non hanno comunque raggiunto un’intesa. Diversi tra i programmi di armamento più avanzati dell’Ue continuano a dipendere da competenze britanniche e restano di conseguenza esclusi dai prestiti SAFE.
Il pressing delle aziende e la posizione di Parigi
Aziende come MBDA e il gruppo dell’elettronica per la difesa Thales hanno fatto pressioni per l’inclusione del Regno Unito, data l’interconnessione delle catene di fornitura e i partenariati industriali esistenti. Fonti britanniche hanno suggerito che le imprese con una presenza produttiva paneuropea dovrebbero poter essere considerate a tutti gli effetti “di produzione europea”.
Nonostante la battuta d’arresto, secondo quanto riferito al Financial Times da un funzionario francese, la posizione di Parigi non sarebbe cambiata: la Francia sosterrebbe pienamente i criteri di ammissibilità di Safe, in quanto strumento per sviluppare l’industria della difesa europea nel quadro della preferenza continentale. Un alto diplomatico dell’UE ha detto al Financial Times che il caso del progetto franco-britannico escluso mostra la necessità di far coincidere l’ambizione politica dei leader con la sua applicazione pratica.
Le critiche dall’alleanza atlantica
I criteri restrittivi dei prestiti SAFE sono stati criticati anche dall’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, che ha dichiarato al Financial Times: “Non sosteniamo certamente il linguaggio protezionistico che, spesso, molte delle iniziative europee di difesa hanno incluso, che escluderebbe gli alleati, non solo gli Stati Uniti, ma tutti gli alleati non appartenenti all’Ue, compresa la Turchia e altri”. Il ministero della Difesa francese e la Commissione europea hanno declinato di commentare, così come il ministero della Difesa britannico.
L’episodio mette in evidenza una tensione più ampia negli sforzi dei Paesi europei per aumentare la produzione di armamenti e ammodernare gli eserciti. L’obiettivo Nato di destinare il 5% del Pil alla spesa per la difesa entro il 2035 ha contribuito ad aumentare i bilanci militari, ma secondo la Brussels School of Governance due terzi dei contratti di armamento firmati nell’Ue restano appannaggio di produttori statunitensi.
Prestiti SAFE rimasti inutilizzati
Oltre alla Francia, anche Paesi come Ungheria e Italia prevedono di utilizzare una quota di prestiti Safe inferiore a quella per cui sarebbero idonei, lasciando inutilizzata una capacità di prestito complessiva fino a 18 miliardi di euro, secondo funzionari e diplomatici dell’Ue citati dal Financial Times. La Commissione intende ribandire i prestiti residui in autunno. Mentre Paesi fortemente indebitati come l’Italia restano cauti nell’assumere nuovo debito, Stati con costi di finanziamento più bassi, come la Germania, vedono scarsi vantaggi nell’attingere al fondo. Un alto diplomatico dell’Ue ha detto al Financial Times che non vi sarebbe, al momento, una domanda significativa da parte degli Stati membri per un maggiore ricorso all’indebitamento, nemmeno nel settore della difesa.

